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L’amore e il potere, due nemici giurati

Una love story nell’Egitto degli anni ’40, il tramonto di un’epoca felice

Paolo Gualandris

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21 Gennaio 2026 - 05:20

CREMONA - Denise Pardo aveva sei anni quando con la sua famiglia fu costretta a fuggire dal Cairo, città in cui è nata, per salvarsi dallo stravolgimento del colpo di stato che ha portato al potere Gamal Abd el-Nasser rovesciando re Farouk, sovrano dissoluto. Sei anni sono pochi, ma abbastanza per ricordare il profumo di spezie e sabbia portato dal vento, l'odore dei cibi, la profondità degli sguardi, la magia del Nilo, e soprattutto un'umanità composita in cui le culture si contaminano.

CITTÀ CHE FA INNAMORARE

«Il Cairo che avvicina, condivide e unisce. Il Cairo dell'inclusione pacifica era la città che aveva accolto i suoi genitori, arrivati da storie lontane, piene di terrori, e li aveva riconciliati con la vita e con il prossimo, come non avevano mai osato sperare», come dice una delle protagoniste del romanzo 'Ritorno al Cairo', che con il precedente 'Casa sul Nilo' rappresenta il riannodarsi di un legame con il proprio passato coltivato anche attraverso le memorie della madre e un recente ritorno nella capitale egiziana. Pardo ne parla con Paolo Gualandris nella videointervista. Il libro comincia nel Cairo del 1940 e continua fino a quando al colpo di Stato del 1952. «All'epoca era una città gaudente e cosmopolita, pronta ad accogliere persone di nazionalità, di cultura e di religioni differenti e in cui la diversità era un valore, un arricchimento. Così accogliente che mia madre chiamava una magica alchimia». È questa la città che accoglie Kate Lambert, la protagonista. Arriva da una Londra buia e grigia e la capitale egiziana conquista totalmente il suo cuore, tanto da farle pensare di voler diventare una beduina. Abita in un «quartiere pieno di alti alberi e ombrosi, palme e eucalipti secolari a pochi metri dalla Nile Croniche, popolato di ambulanti, mendicanti, asini e scimmiette, bellissime donne occidentali e figure vestite di nero come corvi».

UN UOMO SFUGGENTE

Poi ci sono i mercati, i caffè, il cibo, le coetanee della borghesia locale. Kate è come molte donne inglesi, gli occhi azzurri, i capelli dorati, i lineamenti fini. La sua fame di vita però la rende diversa. I luoghi prediletti dalla comunità cosmopolita, come il Shepheard’s Hotel e la Pasticceria Groppi, sono magnifici, ma lei preferisce perdersi nei vicoli polverosi, respirare il profumo di gelsomino e di legno di Agar, camminare lungo la Corniche del Nilo. Crede nella libertà dei suoi vent'anni. Fino all'incontro con Hafez. Di lui non sa nulla se non ciò che vede, gli abiti occidentali, l'accento di Oxford, anche se percepisce qualcosa di sfuggente. Non sa ancora che ha un profondo legame con Nasser, un uomo che fomenta il sentimento antibritannico e l'antisemitismo dilaganti per sancire la fine del colonialismo».

NOSTALGIA DEL DIALOGO

L'amore tra Kate e Hafez è un terremoto devastante che li trova impreparati e li distoglie dal loro destino. Da Londra al Cairo, da Alessandria a Beirut, arriverà il tempo della scelta fra la loro unione o l'Idea più grande che potrebbe distruggerla. 'Tornare al Cairo' è un romanzo che narra della nostalgia per il dialogo fra civiltà, per il luogo e il tempo in cui la magica alchimia è stata possibile. È anche il romanzo di un binomio dominante in tutte le epoche, quello dell'amore e del potere. «Diciamo che un filo rosso è il totalitarismo - precisa la scrittrice -. Dell'amore e del potere certo, ma anche della politica che cambia completamente la società cosmopolita e così aperta e a un tratto genera il suo contrario. E questo naturalmente si infrange sulla storia dei due innamorati. Lei sembra saperlo affrontare, lui no». È una storia in cui spiccano molto le donne che, come spesso accade, sanno sopravvivere meglio, interpretare fino in fondo il periodo nel quale vivono. Una serie di personaggi in realtà rappresentano la famiglia stessa dell'autrice, dalla quale Pardo ha preso ispirazione. «Kate era la grande amica di mia madre. C'è mia nonna che parla Iddish e viene dall'Europa orientale, c'è Mirei Baranes, libanese cristiano maronita che ama il potere, c'è Eleonora Lubin che viene dalla Polonia, c'è Muna cairota puro sangue. Sono loro il cerchio magico che aiuterà Kate a sopravvivere alle varie traversie nella storia con Hafez. E poi Sara, la tata che le viene affidata appena arriva a 14enne al Cairo. Ha un occhio sbilenco e, soprattutto, sa leggere il futuro. È una storia anche di donne, di sorellanza, di come l'amicizia possa esser più salvifica dell'amore». Cambia la storia dell'Egitto e inesorabilmente cambia anche la storia di Kate e Hafetz. Lui è uno degli uomini di punta del nuovo regime. Si scontrano così due pensieri dell'esistenza. Lei libera, lui pur essendone attratto in maniera irresistibile, nel suo intimo pensa che la donna debba stare sempre due passi indietro. «Si incontrano e si scontrano continuamente, lui è solo all'apparenza occidentale, ha studiato in Inghilterra, ma dietro l'apparenza si nasconde un egiziano con le sue pretese, con il suo concetto del rapporto tra uomo e donna». Ed è proprio questo che Kate non accetta.

UNA PROPOSTA OSCENA

Così come non può accettare di regolarizzare il suo rapporto come le viene chiesto da Hafez, con il quale nel frattempo ha avuto una figlia, Aida Anne, convertendosi, prendendo nazionalità libanese, un nome arabo e tingendosi di scuro i capelli. Una proposta offensiva e inaccettabile che la farà soffrire pur nella consapevolezza che non avrebbe amato nessuno come lui. «È in fondo tutto qui lo scontro tra Medio Oriente e Occidente che, se vogliamo, determina quello che noi oggi vediamo», chiosa Pardo.

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